L'ex attaccante spegne 40 candeline e dalle pagine della Gazzetta dello sport spazia a tutto campo sul suo percorso e sul mondo del calcio

Una vita nel calcio, una vita a segnare ma Totò Di Natale si conferma, ancora una volta di più, di essere un campione umile, riflessivo, lontano dalla mondanità del calcio. In una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, in occasione dei suoi 40 anni, Totò si dimostra ancora il campione che tutti amiamo. 

I numeri che accompagnano la sua vita ormai da ex calciatore fanno ancora tremare. Sesto miglior realizzatore di sempre nella massima serie italiana, 209 gol segnati, ha vinto per due stagione la classifica cannonieri (stagione 2009-10 e 2010-11). 

Nato a Napoli ma in forza nell'Empoli fin dalla giovane età, quando nel 1994 inizia a vestire la maglia toscana nelle giovanili. Proprio a Empoli ora risidere e vive con la sua famiglia, una terra ormai che gli è entrata nel cuore in cui è tornato dopo la lunga parentesi a Udine. 

Non gli manca il calcio a Antonio Di Natale, conosciuto da tutti come Totò. Non lo abbandonerà mai, è stata la sua vita, la sua fortuna, ne ha scritto la storia ma ora, il calcio giocato, certo non gli manca. La sua festa per i 40 anni è stata organizzata dalla moglie, dichiata sulle pagine della Gazzetta, tanti amici di Empoli ma poche persone dal mondo del calcio. Traspare dalle parole dell'ex attaccante un filo di malinconia, soprattutto quando parla della sua ex società, l'Udinese, Sperava in posto da dirigente, negato dalla famiglia Pozzo, ma i dissidi sembrano ormai acqua passata: "Sono stato lì da poco, ho visto i Pozzo e ho chiacchierato con loro, con la Daniela (storica segretaria ndr). Il patron Gianpaolo resta un grande tifoso, è stato un bravo presidente che ha portato il club in alto. È’ stato un piacere rivederli perché 12 anni e 209 gol non si dimenticano così".

Totò è ora concentrato sulle sue nuove attività imprenditoriali, con tutto il lavoro che ne consegue. L’immobiliare, il caffè e sulla scuola calcio affiliata all'Udinese, molti impegni e poco tempo per rimungiare sul mondo del pallone. Forse non aveva più voglia di faticare oltremodo, dichiara letteralmente che si era spento il motore, ed era arrivato il momento di smettere. Come un suo collega illustre , Francesco Tottti, che però ha voluto continuare ancora 1 anno in più sul campo, attirandosi  critiche dall'allenatore e società e ora ha conquistato un posto da dirigente.  

Totò Di Natale è consapevole di aver fatto la scelta giusta al momento giusto, staccando tutti i ponti con il calcio professionistico, a suo modo di vedere, un calcio che ti usa e ti getta via. Ora segue il figlio nella squadra giovanile dell'Empoli e la sua scuola calcio che è in buoni rapporti con l'Inter e chissà che il futuro di Totò sia ancora da scrivere.

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