Mourinho, Conte e l'aplomb inglese

Il duro e prolungato botta e risposta tra l'allenatore portoghese e quello italiano rappresenta una assoluta novità per la Premier League ed il panorama calcistico d'oltremanica

conte

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Lo scontro mediatico di queste ultime settimane tra Josè Mourinho e Antonio Conte, allenatori rispettivamente di Manchester United e Chelsea, ha come unico e vero sconfitto il cosiddetto ''Aplomb inglese'': mai infatti, nella lunga storia del panorama calcistico inglese si era assistito ad un tale inasprimento e radicalizzazione di uno scontro tra due allenatori.

Esentandoci dal riportare la cronistoria delle dichiarazioni rilasciate dai due allenatori, ne avendo intenzione di prendere posizione a favore di uno o dell'altro contendente (risulterebbe  al quanto complesso),  ci si limita ad evidenziare come questo livello di ''trash talking'' sia una novità assoluta non solo per il mondo del calcio  ma anche per quello sportivo inglese.

NESSUN PRECEDENTE - I tentativi di mettere pressione su squadre, allenatori e giocatori avversari sfruttando la visibilità e mediaticità di cui oggi godono le conferenze stampa è ormai prassi consolidata da anni, anche nella terra d'Albione: fin dai tempi del mitico scontro tra Brian Clough e Don Revie (reso celebre dal bellissimo film ''Quel maledetto United'') a quelli più recenti tra Sir Alex Ferguon, Arsène Wenger, Rafa Benitez e Jurgen Klopp, la ricerca della provocazione ha caratterizzato spesso gli scontri al vertice della Premier Leauge, specialmente con il volgersi al termine del campionato, ed il conseguente accendersi della corsa al Titolo. Lo scontro in atto tra Mourinho e Conte, i cui caratteri abbiamo imparato a conoscere bene durante le loro esperienze  nel nostro campionato italiano con Inter e Juventus, presenta però delle caratteristiche completamente nuove per il calcio inglese: la personalizzazione della polemica tra i due allenatori ad esempio,  con i riferimenti dell'allenatore portoghese (e del suo assistente) alle vicende sportivo - giudiziarie dell'allenatore italiano; la ricerca del discredito dell'avversario anche attraverso riferimenti poco eleganti a malattie, come la prima risposta di Antonio Conte; l'utilizzo esplicito di un linguaggio offensivo verso il collega, evidenziato dagli ultimi botta e risposta tra i due, i quali sono venuti meno a qualsiasi minimo consentito di spirito ironico o di fair play,: ''Questa volta scelgo di disprezzarlo''  ha affermato l'allenatore portoghese, in risposta al ''Chi offende in questo modo è un piccolo uomo'', dell'allenatore salentino.

PREMIER LEAGUE IN ATTESA -  La totale novità di questo scontro è evidente anche dalla reazione che la Premier League sta avendo in questi giorni: nessuna. Il silenzio della lega inglese, considerata a ragion veduta quella più organizzata, strutturata ed efficiente nel controllo di squadre, allenatori e giocatori, è sintomo della necessità di analisi della situazione, della ricerca di precedenti, delle cause attuali, e delle possibili azioni da intraprendere finalizzate a porre fine alla querelle. Le richieste di abbassamento dei toni e di prese di posizione della lega con conseguenti sanzioni nei confronti del boss della Premier League Richard Scudamore non mancano,  come  dimostrato dall'intervista rilasciata da Martin Keown, storico difensore dell'Arsenal, al Daily Mail, od alle dichiarazioni di Fabio Capello, ex Commissario Tecnico della nazionale dei leoni, a Sky Sport Italia: ''Sono completamente fuori di testa''. Con buona pace del famoso aplomb inglese.

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