Froome prova ad autoscagionarsi, ma quanti precedenti: “Tutti sanno che ho l'asma. Alla Vuelta...”

E nell'intervista dopo la tappa incriminata aveva dichiarato: “Oggi mi sentivo molto meglio di ieri...”.

Froome prova ad autoscagionarsi, ma quanti precedenti: “Tutti sanno che ho l'asma. Alla Vuelta...”

Quando un atleta viene trovato positivo a un controllo antidoping, quasi sempre spunta una motivazione legittima per giustificare l'accaduto. Non fa eccezione Chris Froome che oggi ha spiegato perché aveva assunto il Salbutamol, un broncodilatatore: “È noto a tutti che ho l'asma e so esattamente quali sono le regole - ha spiegato Froome, come ha riportato il The Guardian -. Uso un inalatore per gestire i miei sintomi e so per certo già prima di correre ogni gara che verrò testato ogni giorno, soprattutto indossando la maglia del leader della corsa. La mia asma è peggiorata alla Vuelta, quindi ho seguito il consiglio del medico di squadra per aumentare il dosaggio di salbutamolo”.

Ovviamente di doping non si tratta e per Froome è un errore medico: “Come sempre, ho preso la massima cura per garantire che non usassi più della dose consentita – ha aggiunto –. Prendo molto sul serio la cumunicazione dell'UCI, che ha assolutamente ragione nell'esaminare i risultati dei test e, insieme al team, fornirò qualsiasi informazione richiesta”. Già il team. Il Team Sky ha spiegato in una nota: “Chris soffre d'asma sin dall'infanzia e usa un farmaco molto comune, il salbutamolo, per prevenire e curare i sintomi dell'asma da sforzo. Si tratta di un farmaco permesso dalle regole della Wada, per il quale non è necessario nemmeno il TUE (esenzione per uso terapeutico, ndr) a patto che non si inalino più di 1600 microgrammi ogni 24 ore e più di 800 ogni 12”. Il problema è che la concentrazione nelle urine di Froome quel 7 settembre era superiore al consentito: 2000 ng/ml, il doppio esatto della soglia massima permessa....

I PRECEDENTI – Chris Froome non è il primo ad essere inchiodato dai controlli per doping per aver assunto salbutamolo. Nel 2007, Alessandro Petacchi si beccò un anno di squalifica ma la punizione fu tolta dopo la presentazione di un certificato all'Unione Ciclistica Internazionale. Per il tribunale si trattò di “un'assunzione del farmaco a fini terapeutici”. Due anni dopo fu il tennista Filippo Volandri a essere trovato positivo al torneo di Indian Wells. Risultato? Tre mesi di squalifica poi cancellati per buona fede. Un altro ciclista italiano “incastrato” dal salbutamolo è Diego Ulissi controllato al Giro d'Italia 2014. La La “negligenza” e la mancanza di “volontà di migliorare le proprie prestazioni agonistiche, così come accertato dall’antidoping svizzera” gli costarono nove mesi di stop.

IL VIDEO DI QUEL GIORNO - Il controllo antidoping "incriminato" è quello effettuato durante l'ultima Vuelta a Espana, lo scorso 7 settembre, al termine della 18ª tappa da Suances a Santo Toribio de Liebana. Curioso come nell'intervista tv ad Eurosport dopo la tappa, Froome disse di sentirsi meglio rispetto al giorno prima...

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