Nicky Hayden e quel maledetto 17 maggio: 7 mesi dopo arriva la svolta

A 7 mesi di distanza dalla morte del pilota americano, l’automobilista che lo ha investito è stato rinviato a giudizio.

Nicky Hayden e quel maledetto 17 maggio: 7 mesi dopo arriva la svolta

Il 17 maggio del 2017 è un giorno che ogni appassionato di motociclismo e non solo vorrebbe cancellare dalla propria memoria: quel giorno infatti Nicky Hayden, ex campione del mondo della MotoGp, è stato investito  sulla provinciale Riccione-Tavoleto, nella zona di Misano Adriatico, mentre si allenava sulla sua bicicletta insieme ad un altro gruppo di amici ciclisti. Ricoverato inizialmente in ospedale a Rimini, è stato poi trasferito d’urgenza in elicottero al centro Bufalini di Cesena, specializzato in traumi: l’ex pilota della Honda ha lottato per 5 giorni, salvo poi arrendersi il 22 maggio, perdendo la vita a soli 36 anni

DA GREGARIO A CAMPIONE DEL MONDO – Nicky Hayden aveva esordito nel 2003 in MotoGp con la Honda accanto a Valentino Rossi e lo stesso pesarese – dopo i due podi conquistati di seguito dal pilota americano – aveva ammesso di essere rimasto impressionato dalle qualità di Nicky. Hayden era la classica seconda guida che ogni pilota con ambizioni di titolo avrebbe voluto al suo fianco. Era il gregario ideale secondo il manager Carlo Pernat: “Gregario nel senso più nobile del termine: sapeva far correre bene la moto, dava ai meccanici i consigli migliori per apportare le giuste modifiche. Era un pilota instancabile, in grado di fare anche 100 giri al giorno durante i test". Nella carriera di Hyden poi, è arrivata la stagione da incorniciare, quella nella quale il pilota americano è riuscito a realizzare il sogno più grande per tutti coloro che siedono su una moto: vale a dire quello di laurearsi campione del mondo in MotoGp. Un titolo che Hayden conquistò  con 2 gran premi vinti in totale, ma soprattutto con tanti piazzamenti: un mondiale che Rossi perse nell’ultima gara a Valencia, ma che Hayden vinse meritatamente.

RINVIO A GIUDIZIO PER L’AUTOMOBILISTA – Con quel tragico incidente del 17 maggio 2017, la vita di Hayden – morto 5 giorni più tardi – è stata spezzata e 7 mesi dopo quel drammatico episodio, è arrivato il rinvio a giudizio per il 30enne operaio di Morciano di Romagna che quel giorno travolse con la sua auto Hayden. A convincere il magistrato a decidere per il rinvio a giudizio è stata la perizia portata a termine  dall’incaricato della procura, il perito industriale Orlando Omicini, ex agente della Polizia Stradale ed esperto nella ricostruzione di incidenti. La perizia infatti avrebbe accertato come l’automobilista, nel momento preciso nel quale ha investito l’ex campione del mondo, viaggiasse alla velocità di 70 km/h, in un punto dove il limite è fissato ai 50 km/h. La conclusione del perito dunque non lascia spazio a molte interpretazioni: “Se l’auto avesse rispettato i limiti  sia reagendo e frenando, sia continuando a velocità costante, l’incidente sarebbe stato interamente evitato e Nicky Hayden sarebbe ancora sulle piste a far divertire i tifosi di tutto il mondo. Ora la parola passerà al processo e la giustizia dovrà fare il suo corso, ma di certo, anche dopo 7 mesi, il dolore per la scomparsa di Hayden è ancora molto grande e nessuna sentenza potrà riportare in vita il campione americano.

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