Valentino Rossi e la grana legale: gli ex custodi gli fanno causa

Il nove volte campione del mondo deve fare i conti con le richieste della coppia di moldavi che si occupava della sua grande villa di Tavullia.

Valentino Rossi e la grana legale: gli ex custodi gli fanno causa

Dopo una stagione piuttosto deludente, caratterizzata da poche soddisfazioni e da infortuni che lo hanno costretto a saltare diverse gare, Valentino Rossi è determinato a ridare la caccia al decimo titolo mondiale che ormai insegue, senza, fortuna da alcune stagioni. Il pilota di Tavullia non ha più nulla da dimostrare, ma l’obiettivo di entrare nella leggenda - centrando il decimo titolo mondiale - lo riempie di motivazioni, portandolo a competere con piloti più giovani e che, almeno sulla carta, dovrebbero avere molta più fame di vittoria. A turbare la serenità del Dottore in questo momento però, c’è un’azione legale intentata nei suoi confronti.

LA RICHIESTA DELLA COPPIA MOLDAVA – Dopo aver lavorato per dieci anni come custodi della villa di Valentino Rossi a Tavullia, Victor Untu e Jigan Zinaida, marito e moglie di 62 e 60 anni, alla vigilia del Natale 2016 erano stati licenziati perché “la villa veniva posta in vendita e si scioglieva la società (Domus Mea, legale rappresentante Graziano Rossi) che ne deteneva la proprietà”. Da quel momento infatti l’unico proprietario diventava Valentino Rossi. I due coniugi si sono rivolti al giudice del lavoro di Pesaro per vedersi riconosciuti sei mesi di indennità risarcitoria e cinque anni di straordinari non percepiti, nei quali rientrerebbero anche i lavori di manutenzione di piscina e giardino. L’indennità è stata calcolata con uno stipendio mensile per Victor di 2600 euro, mentre per la moglie - che svolgeva le pulizie – il salario è stato considerato di 1600 euro, compresivi di 13° e Tfr. La somma degli straordinari non pagati inoltre, ammonterebbe a 89mila euro, per una richiesta totale di 114mila euro.

LA VERSIONEDI ROSSI – I legali di Valentino Rossi negano che gli ex custodi abbiano fatto straordinari, appellandosi ad un principio molto semplice: vale a dire che è il datore di lavoro a doverli richiedere e il Dottore non li ha mai pretesi dal momento che Rossi non era mai presente.  Inoltre, viene contestata la versione dei coniugi moldavi, negando che i lavori di manutenzione a giardino e piscina siano stati realizzati dai custodi. Per questo motivo i legali di Rossi hanno depositato un lungo elenco di ditte e di fatture che si sarebbero occupate di quei lavori. Ora la parola passerà al giudice Maurizio Paganelli, con udienza fissata il 12 gennaio.

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