Basket NBA: preseason, quale verità?

Martedì notte riparte la stagione con la certezza che Cleveland e Golden State, nonostante i balbettii dei giorni passati, saranno ancora le squadre da battere

Basket NBA: preseason, quale verità?

Alla vigilia del debutto della stagione 2017/18 della NBA appare chiaro che  nessuna squadra si sia stracciata le vesti nel consueto preambolo di prova che va sotto il nome di preseason.

Si può affermare, senza timore di smentita, che sia a Est che a Ovest le franchigie, e lo stesso Board della NBA, come di consueto, siano state più attente a dare risalto al marketing che all’effettiva messa in luce delle qualità dei roster. Basta, per esempio, affacciarsi in casa Cleveland e scoprire che i Cavaliers in questo prologo hanno un record di una vittoria e 4 sconfitte con tutte le statistiche, a parte quelle del tiro da 3 punti, al di sotto della media della Lega. Difficile credere che possa essere il viatico di una stagione deludente di una squadra che nel suo quintetto annovera gente come LeBron James, Kevin Love, Derrick Rose, Dwyane Wade o Isaiah Thomas.

Lo stesso discorso vale per Golden State, i detentori del titolo, anch’essi non particolarmente brillanti, 2 vittorie e 2 sconfitte, con in plancia, tuttavia, tutte le stelle dell’anno passato, da Steph Curry a Kevin Durant. Al di là di queste scarne cifre è certo che nella notte di martedì 17, il debutto della regular season, le favorite per la vittoria finale saranno ancora loro.

Come terzo incomodo è d’obbligo citare gli Houston Rockets che, oltre ad avere un record preseason di 4 a 1, hanno mostrato tutti gli uomini migliori già in condizione, compreso il nuovo acquisto Chris Paul che con il “barba” James Harden si appresta a formare una coppia di guardie eccezionale. A loro si è associato il ritrovato talento di Eric Gordon, negli ultimi anni troppo spesso frenato dagli infortuni. E toccherà proprio a Houston, martedì, giocare uno straordinario incontro di cartello contro Golden State poco dopo la partita inaugurale della stagione che vedrà di fronte i Cavaliers e i Boston Celtics.

A chiudere il gruppo dei magnifici quattro non possono non esserci i San Antonio Spurs di Greg Popovich. Anche loro non particolarmente entusiasmanti  nelle ultime 5 partite giocare, 3 vinte e 2 perse, ma in grado, ancora una volta, di presentare un parco giocatori di tutto rispetto. Ai soliti mostri sacri Toni Parker, Kawhi Leonard, attualmente entrambi infortunati, Pau Gasol, il quarantenne Manu Ginobili e LaMarcus Aldridge, si è aggiunto Rudy Gay, atleta di assoluto rilievo seppur molte volte rivelatosi più incline alle giocate individuali che al sacrificio al servizio dei  rodati meccanismi del collettivo.

Buone le speranze di playoff per le squadre di Marco Belinelli e Danilo Gallinari, i due italiani rimasti nell’universo NBA. Per il primo, all’esordio con gli Atlanta Hawks, molte delle possibilità passeranno dalla condizione, e dalle mani, del tedesco Dennis Schroder e dai muscoli del nuovo arrivato Dewayne Dedmon, agile centro di 2 e 13. Per il secondo, anche lui con la sua nuova compagine dei Los Angeles Clippers, questa stagione potrebbe essere quella della svolta e magari di una finale di Conference. Per riuscirci al suo fianco ci saranno l’immenso talento di Milos Teodosic e la forza di Blake Griffin e DeAndre Jordan.

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