L'Italia ha trovato la sua “racchetta del futuro”. Matteo Berrettini è Top 100

Il giocatore nativo di Roma è il 39esimo tennista italiano della storia ad entrare tra i primi 100 giocatori al mondo

Matteo Berrettini impegnato agli Australian Open 2018 - Reuters

Matteo Berrettini impegnato agli Australian Open 2018 - Reuters

Lo sapevamo da qualche giorno, ma l'ufficialità è arrivata solamente oggi quando l'ATP ha pubblicato l'aggiornamento della sua classifica. A meno di un mese dal giorno in cui compirà 22 anni (12 aprile), Matteo Berrettini è entrato ufficialmente tra i primi 100 giocatori al mondo, per la precisione al numero 95. Da tempo si diceva un gran bene per questo ragazzone di 194 centimetri cresciuto con Raoul Pietrangeli e oggi allenato da Vincenzo Santopadre. Un talento che ha presto soppiantato nelle gerarchie quel Gianluigi Quinzi che nel 2013 vinse Wimbledon juniores ma che tra i grandi non ha saputo ripetere quanto fatto nel circuito giovanile.

Esulando da quello che non è un duello ma, speriamo, solo un punto di inizio per lo stesso Quinzi, atteso anch'egli da un cambio di rotta, per ora ci godiamo Berrettini e vogliamo ripercorrere quello che è stato il cammino del 39esimo giocatore italiano ad aver raggiunto la Top 100 della classifica mondiale da quando esiste il sistema computerizzato (1973). Partiamo dalla fine, ovvero dalla finale del ricchissimo Challenger di Irving, negli Stati Uniti, passerella quasi obbligata per molti giocatori che vengono eliminati al primo turno del Masters 1000 di Indian Wells e che, prima di trasferirsi a Miami per il successivo Masters 1000, approfittano di un “buco” per buttarci dentro un altro torneo: Berrettini non è riuscito a trionfare, fermato dal kazako Mikhail Kukushkin per 6-2 3-6 6-1.

ERA SCIVOLATO AL NUMERO 883

Una delusione? Tutt'altro se pensiamo che Matteo appena 17 mesi fa era scivolato al numero 883 della classifica a causa di un infortunio al ginocchio sinistro che da febbraio a settembre 2016 lo aveva tenuto lontano dai campi di gioco. A inizio gennaio era 135 e in meno di tre mesi è riuscito a “limare” altre 40 posizioni. Un risultato, per i meno informati, di assoluta importanza tenuto conto che più si sale e più il livello si alza. Il 2018 è stato un susseguirsi di emozioni: in avvio, a Doha, dopo aver superato due turni di qualificazione, ha centrato il primo successo in un tabellone principale contro il serbo Viktor Troicki prima di cedere negli ottavi a Peter Gojowczyk. Da lì è volato a Melbourne e dopo aver perso al turno di qualificazione per accedere al tabellone principale dell'Australian Open, ha avuto la fortuna di essere ripescato come lucky loser prima di perdere con il francese Adrian Mannarino.

LA GRANDE AVVENTURA AMERICANA

Tornato in Europa, dopo la semifinale nel Challenger di Cherbourg, sconfitto dal tedesco Maximilian Marterer, è arrivato il trionfo in quello di Bergamo superando in finale il biellese Stefano Napolitano per 6-2 3-6 6-2. Quindi l'attraversamento dell'Oceano Atlantico per l'avventura negli Stati Uniti, un'avventura che finora ha regalato un po' di fortuna e anche tanto merito: ripescato ad Indian Wells ancora come lucky loser, si è ritrovato per la prima volta in carriera al secondo turno di un 1000 sconfitto dal russo Daniil Medvedev dopo essere stato in vantaggio di un set e un break. Il resto è storia recente: il Challenger di Irving e gli scalpi del numero uno del seeding, Yuichi Sugita, e dell'unghesere Marton Fucsovic. Tempo di festeggiare? Ce n'è poco perché incombe un altro delicato impegno: il Masters 1000 di Miami dove Berrettini ripartirà dalle qualificazioni. Al primo turno il canadese Filip Peliwo. Una certezza però oggi c'è: l'Italia potrebbe aver finalmente trovato il suo tennista del futuro!

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