Cecchinato, il tennista che sognava di fare il calciatore e che un giorno scelse la nebbia

Il palerminato decise di abbandonare la Sicilia per andare a Caldaro ad allenarsi con Massimo Sartori insieme ad Andreas Seppi

Marco Cecchinato, Roland Garros 2018 - Reuters

Marco Cecchinato, Roland Garros 2018 - Reuters

Marco Cecchinato ha riportato l'Italia alla semifinale di un torneo maschile dello Slam dopo molto tempo. Il 25enne palerminato è diventato di colpo un personaggio e la stampa straniera si è accorta di lui dopo le imprese compiute sulla terra rossa parigina. Prima lo spagnolo Pablo Carreno-Busta, poi il belga David Goffin e infine Novak Djokovic: sono loro le tre vittime illustri del tennista siciliano che a 17 anni ebbe l coraggio di lasciare la sua Palermo per tentare l'avventura al nord, a Caldaro, in provincia di Bolzano, alla corte del coach Massimo Sartori e per lavorare al fianco di Andreas Seppi.

DAL MARE ALLA NEBBIA

Cecchinato oggi è un libro aperto e ha raccontato tanto di quelli che sono stati anche i primi passi nel mondo del tennis: "Ho cominciato a giocare a 7 anni. Alternavo il tennis al calcio, ero un attaccante niente male e sognavo di diventare un calciatore professionista - ha detto -. Tifo Milan e il mio idolo da ragazzino era Kakà. Poi mio cugino Francesco Palpacelli, che per me è come un fratello, mi ha convinto a provare l'avventura a Caldaro. Ovviamente supportato dai miei genitori cui devo tantissimo perché hanno accettato sempre ogni mia scelta. Francesco ha sempre creduto in me ed era sicuro che la scelta di allenarmi a Caldaro con Massimo Sartori e Andreas Seppi, che per me è stato un modello, fosse quella più giusta. Certo ero abituato al mare e al sole di Palermo e mi svegliavo la mattina con la nebbia... Però ne è valsa la pena, quei sacrifici sono stati ampiamente ripagata. Questa mattina ho incontrato Marat Safin, mio idolo in gioventù e mi ha detto che seguirà il mio match. E' stato emozionante".

L'INCONTRO CON VAGNOZZI

Oggi al suo angolo è seduto Simone Vagnozzi, un allenatore che ha saputo rivitalizzarlo dopo che a inizio 2017 era scivolato intorno alla 200esima posizione in classifica e i risultati non arrivavavno: "Un paio di anno fa lo stesso Sartori mi ha consigliato Simone Vagnozzi che faceva parte dello stesso staff. Con Simone ho trovato nuovi stimoli e la maturità. Ed eccomi qui a Parigi". Da aprile, con l'inizio della stagione sulla terra, Cecchinato è cresciuto molto: "Da Monte Carlo è cambiato qualcosa ma non si tratta solo di un match, sarebbe riduttivo. Già dallo scorso inverno sono stato più attento ai particolari. Ho svolto la migliore preparazione della mia carriera ad Alicante e ho deciso di non accontentarmi dei challenger. Era venuto il momento di salire di livello, anche rischiando inizialmente di perdere qualche partita in più. Ero convinto di poter disputare una grande stagione e i risultati si vedono. I match, le vittorie, ti danno fiducia, determinazione, consapevolezza".

CECCHINATO NON SI ACCONTENTA

Come detto, ora c'è la coda per intervistarlo: "Da ieri è un susseguirsi di richieste di interviste, ma io voglio restare concentrato perché il mio Roland Garros non finisce qui. Per questo ringrazio il mio staff che mi aiuta a gestire tutto", ha aggiunto. Ora c'è la semifinale con Dominic Thiem con cui perse nelle qualificazioni a Doha nel 2014, ma l'anno prima lo aveva battuto in un torneo futures a Modena: "Ricordo quel match, ma qui il contesto è ben diverso. Io però voglio provarci con tutte le mie forze", ha concluso 'Ceck'.

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